26-04-2020 / inpocheparole, onefilmaweek, cinema
"2001 Odissea nello Spazio" in poche parole
Nel corso degli ultimi anni un po' per gli studi accademici, un po' attraverso letture personali, un po' grazie ai corsi promossi dal Cineforum Labirinto Treviso, ho avuto modo di studiare la storia del cinema: ecco qui qualche pillola da questo viaggio intrapreso
2001: A SPACE ODYSSEY

REGIA
Stanley Kubrick nasce a New York e quando inizia la sua carriera registica, lo fa ribellandosi all’impronta tradizionale del cinema americano, imponendosi e dando importanza al ruolo del regista stesso.
Prima di lui i registi erano riconosciuti come macchine di esecuzione per il lustro di una produzione più grande, lui fu il primo ad avere una molteplicità di ruoli nel costruire un film.
Kubrick inizia la sua carriera come fotografo, guadagnando i suoi primi risparmi vendendo uno scatto alla rivista “Look” nel 1945. Fu grazie a un ingaggio per la rivista che volle realizzare “Day of the Fight” nel 1951, pellicola che vede il pugile Walter Cartier in una sua giornata lavorativa.
È interessantissimo l’approccio con continui cambi d’inquadratura durante l’incontro, successivo riferimento di Martin Scorsese in “Toro Scatenato” del 1981.
PROGETTAZIONE
“2001: Odissea nello spazio” (1968) è un film fortunatamente pretenzioso, e tra i vari generi in cui spazia il regista nella sua produzione, quello fantascientifico è quello dove più riesce a portare a compimento la sua personale idea di genere, tralasciando gli stereotipi precedentemente imposti dal cinema.
Nel 1964 collabora con lo scrittore Arthur Clarke per la stesura simultanea del romanzo, che verrà pubblicato contemporaneamente all’uscita nelle sale del film quattro anni dopo. Il progresso della frontiera spaziale viaggiava in parallelo alla realizzazione di questo ambizioso progetto, ciò quindi gli permise di attingere alla realtà per sbrogliare alcuni nodi nel racconto. Nel 1965, impaurito dalla possibilità, arriva addirittura ad assicurare il film contro la scoperta dei marziani sul piano legale, visti i continui passi nello spazio di americani e russi. Prese così la decisione di affiancare una troupe di scienziati alla produzione, per avere la certezza della credibilità finale. Gruppo che in seguito fu ritenuto inutile e per questo scartato.
STRUTTURA
Fin dall’apertura del film si preannuncia la maestosità della storia umana, con immagini di quello spazio che da sempre ci pone grandi interrogativi, che ci regala risposte destinate ad essere periodicamente smentite.
Anche il linguaggio stesso con cui formuliamo gli interrogativi passa in secondo piano, con 44 min totali di parlato contro il minutaggio totale.
Il film è strutturalmente diviso in quattro sezioni (delle quali tre titolate), ognuna delle quali termina con la scoperta di qualcosa che smonta le sicurezze scientifico-sociali della cultura presentata. È una storia di continui superamenti: dalla preistoria all’avvento della tecnologia, alle rivolta delle macchine ed infine all’incontro con l’altro nella realizzazione del superamento dell’umanità al di là dello spazio e del tempo.
Questa rivolta è rappresentata da HAL, macchina fidata dal nome insolito: se guardiamo l’ordine alfabetico, il suo nome è composto dalle lettere prima di I, B ed M.
Nella prima sequenza abbiamo l’alba dell’uomo (mondo ordinario), che viene sconvolto dall’apparizione del monolite (fatto scatenante o richiamo all’avventura), simbolo dell’evoluzione.
Nella fase di passaggio vediamo comparire il caratteristico primo piano selvaggio e violento sul volto della scimmia, espressione tipica e ricorrente in altri film dell’autore.
Nel suo successivo film “Arancia meccanica” (1971) vediamo un’autocitazione della stessa scena, quando Alex getta in acqua compagni che volevano spodestarlo dal suo ruolo di comando. Mentre durante il passaggio del protagonista tra i vinili della discografia ritroviamo sulla copertina di un vinile la stessa locandina di “2001: Odissea nello spazio”.
REALIZZAZIONE
“2001: Odissea nello spazio” (1968) è girato interamente in studio, usando proiezioni frontali su schermi ad alta ricezione di luminosità per creare i fondali. La scelta del regista fu insolita e controtendente al volere dei produttori che insistevano sull’utilizzo di pannelli retroilluminati, ma fortunatamente Kubrick procedette con il suo approccio. Grazie a un gioco di specchi infatti, questo sistema diede più profondità allo sfondo.
Per tutto quello che riguarda le sequenze nello spazio e le astronavi, fu tutto costruito in studio con modellini progettati in prima persona dallo stesso Kubrick. Grazie a un uso magistrale delle focali a diaframma chiuso, gli scatti per l’animazione frame by frame furono ricchissimi di dettagli. Ciò favorì un maggior dettaglio all’immagine e di conseguenza i mascherini da aggiungere direttamente alla pellicola ebbero una resa più che credibile.
Geniali invenzioni ingegneristiche furono adottate anche per la costruzione dei set mobili, usati per esempio per girare alcune scene all'interno delle astronavi (furono costruiti set mobili anche per “Inception” di Christopher Nolan nel 2010)
La parola d’ordine quindi era “perfezione”.
MONTAGGIO
Anche dal punto di vista del montaggio, Kubrick spazia rifacendosi a molte regole cinematografiche del passato, vediamone alcuni esempi:
• Montaggio connotativo
Nato negli anni ’20, si rifà alle teorie del cineasta russo Lev Vladimirovič Kulešov: secondo l’effetto Kulešov, si possono infondere ideologie subliminali attraverso immagini extradiegetiche, che interrompono momentaneamente il flusso della narrazione per farci capire il messaggio trasmesso. Tali immagini sono inserite con il più classico dei montaggi, quello “trasparente”.
Con il termine extradiegetico si intende qualcosa al di fuori della narrazione, mentre con diegetico si indica qualcosa di visibile o udibile anche dai personaggi della storia.
In questo video crederete così di vedere prima un uomo affamato, poi affranto ed infine compiaciuto, quando in realtà l’espressione è la stessa per tutti i casi.
Così quando la scimmia scopre la potenza donatale dal monolite e inizia a distruggere le ossa intorno a lei, si ha l’impressione di vedere un animale che viene sopraffatto dalla violenza anche grazie all’inserimento dell’immagine extradiegetica di una bestia viva che viene abbattuta.
• Montaggio formale
È un tipo di montaggio che ha sia una funzione estetica che connotativa: il passaggio da un’epoca all’altra avviene grazie ad un’analogia formale tra l’arma della scimmia e l’astronave, un salto perfetto a giustificare un’ellissi di millenni.
COLORI
In tutta la filmografia di Kubrick vediamo prevalentemente un uso dei toni freddi dello spettro cromatico, anche quando compaiono colori caldi sono virati, specialmente in “2001: Odissea nello spazio” (1968), verso tonalità più asettiche e fredde.
Il regista spesso usa i colori accesi e ipersaturi in momenti significativi dei film, uno di questi momenti è il viaggio di David Bowman.
MUSICA
La musica di accompagnamento in tutto il film dona un tono elevato alla raffinatissima pellicola fin dalla prima sequenza dell’alba dell’uomo. “Così parlò Zarathustra” di Strauss oltre a introdurre enfaticamente il film durante i titoli di testa, dà ritmo e ci accompagna nel passaggio evolutivo scatenato dall’arrivo del monolite. Il brano fa inoltre riferimento all’omonimo romanzo di Nietzsche e alla sua teoria del Superuomo, che si compirà con la nascita del nuovo uomo alla fine del film.
Strauss ricompare con il suo “Sul bel Danubio blu” nel passaggio epocale tra i due mondi del film: questa scelta suggerisce implicitamente un movimento circolare tipico del valzer, ballo che in questo vede danzare delle astronavi.
È anche un rimando alla Belle Epoque viennese della scienza e delle teorie filosofiche freudiane, quindi di un’epoca nella quale si era convinti della stabilità e della certezza del sapere, ma si era ignari del prossimo futuro disastroso.
LIBRI DI RIFERIMENTO
• "Stanley Kubrick e me" di Emilio D'Alessandro con Filippo Ulivieri (2012)